Un monte, un castello, una figura dalle piccole fattezze umane si staglia contro il pallido disco lunare.
Un piede solidamente conficcato sul camminamento, l'altro rigidamente piantato sulle merlature, la terza gamba esposta in un piccolo getto di sangue e orina.
Si era appena levato dal suo letto, sempre deserto da quando lei se n'era andata.
Passava i suoi giorni tristo e smorto ad allenarsi in palestra o costruire altre ali del suo immenso castello.
Narra leggenda fosse di 5673 stanze, una per ogni giorno del calendario di Sinferet, mitica città dove la gravità andava e veniva a piacimento del sovrano e, essendo lui il sovrano, l'aveva impostata a gravità zero per meglio armeggiare con i monoliti di pietra cazzina, una pietra durissima che mai si afflosciava.
Alzò lo sguardo al cielo.
Nei suoi occhi balenò un lampo di terrore, angoscia panico puro. Vomitò a fontana.
Aveva mangiato maledettamente pesante, bevuto come solo un dio sapeva fare e per finire le sue mani intrise di sangue e trafitte di vetri gli fece ricordare di essere uscito con i Bergamasco a sfondare vetrine a pugni!
Notò con disgusto di essersi sboccato sui piedi. Chiamò Pullox, il servo nano, nonchè servo picchiatore, addestrato da un terrone di nick Leso.
"pulisci questo sbocco lurido di un nano!"
"ti ga 10cent per una teefonata?" rispose smunto dalle canne Pullox non sapendo chi o cosa avesse fatto il suo nome.
Il padrone rispose con un calcio sulle palle di inimmaginabile potenza. Il nano fu squarciato fino allo sterno, poi preso per la gola e con una testata gli venne infossato il già sgraziato naso nelle cervella. Ma era vivo.
Gli occhi del nano ora si perdevano in quelli del padrone. Aveva voglia di baciare quella mistica figura ma vuoi la mano sulla gola, vuoi l'assenza di mezzo corpo, vuoi l'essere alla fine etero non glielo permisero.
Soffriva. Soffriva maledettamente. Voleva morire.
"grannnnde maguuuuuu" sbottò il padrone e il Pullox ritornò in vita, sano come una cagata mattutina.
"grazie padrone, grazie!" il padrone si ficcò due dita in gola e sboccò in faccia al nano.
"che ti sia di lezione, Pullox. Sei il più inutile della stirpe dei nani malefici...e hai pure i capelli. ma che mmerda!!!"
Alzò per la seconda volta gli occhi al cielo, questa volta con lentezza per non dare di stomaco per l'ennesima volta.
Le parole terrore panico paura raggelo del mondo di voi umani non possono avvicinarsi al sentimento che prese quell'uomo.
"mio dio, cosa abbiamo fatto?" e sboccò per la terza volta con grande disdetta di Pullox.
Nubi nere si addensavano all'orizzonte, un lampo poi un'altro...e una sgraziata figura di un pony cavalcava verso il bastione d'ingresso.
I sigilli sono stati sciolti. Non c'era dubbio. I lampi morse nel cielo lo palesavano.
Si ricordò dell'ultima battaglia da lui combattuta. Uccisi già mille e mille orchi durante centosei lune di combattimento e acquistati un numero indescrivibile di punti exp si era ritrovato faccia a faccia con Vagisil.
Il suo aspetto era terrificante. Unto come pochi al mondo di ogni ripugnante sostanza organica emanava un fetore demoniaco. Era lui al tempo il capo dell'orda degli ochi orchi porchi. Lo sconfisse. Era stata una battaglia estenuante fatta di grida gemiti stridore di spade e indurimenti incontrollabili di cazzi. Manteva il culo di Vagisil come monito appeso all'ingresso del castello.
Fragrath e il suo sgraziato pony erano giunti nella sala pincio del castello.
"Signore, i sigilli..."
"lo so stupido di un pony!" tuonò mettendo un pugno nel culo con abile mossa ad entrambi gli astanti.
Si irrigidirono e nemmeno le mutante forgiate dalla sapiente mano di Vulcano erano servite a proteggere le loro terga.
Sangue e merda ovunque.
"Avete fatto il nome di Gastrofin. Schiocchi! Attraverseremo disperazione e agonia ora! Stolti!"
Lasciò i due semisvenuti in mano a dei grossimi negri nudi e con già un durello.
"Fatene quel che volete. E'ora che io rivesta la mia armatura"
Scese nelle segrete ove prese a calci e pugni pantegane e nazgul che ivi si annidavano.
Calcò le 10 orme del peccatore e ritrovò gettata in un angolo, con ancora addosso la sborra di Vagisil, la sua armatura.
Alto 1 metro e un suo cazzo, vestì la cotta, infilò i guanti donatigli da Legolas dopo l'ennesimo rito orgiastico.
Infilò i pantaloni tessuti col filo di 231 bambini-ragno del Malawi.
Mise gli stivali di John Wayne rubatigli sul set del suo ultimo film.
Il magi-mantello forza *9 era stato tessuto da lui stesso nelle solitarie notti al caminetto.
L'elmo.
Un ciuffo di peli di vagina garriva ora al vento mentre con le mani alle tempie cercava la concentrazione.
No, stava solo schiacciandosi un punto nero.
Impugnò la spada che ricordava palesemente un grosso cazzo, più per la pesantezza che per la forma.
"i sigilli sono rotti, le orde malefiche si gettano a garganella nel nostro mondo.
Presto passeranno il confine, presto arriveranno qui coi loro canti di rivolta.
Ora impugno la spada che lei mi donò dopo aver impugnato il mio leggendario spadone.
Ora sono tornato, io, leggendario signore dell'infinito castello
io, piccolo ma cazzuto guarriero dall'elmo pubico-vaginale!
io, signore dei nani malefici ma non di razza nana.
io, Cimino il Barbaro"
Rimise la gravità a livelli terrestri normali spezzando così molte ossa di vecchi e bambini, cosa che gli ridonò il sorriso.
Le sue rimasero intatte perchè mangiava tanto grana.
Sfrecciò dal castello all'urlo "ma che mmmerda ha fatto sto pony lungo la strada???"
Fragrath nel mentre si era risvegliato. Si trovò 3 cazzi infilati in ogni dove e vide Picurath che scalciava di piacere.
Si ricordò dell'antica misteriosa cartapecora. Pianse o forse qualcuno eiaculò, ma fatto sta che qualcosa dal viso gli colava.
Svenne. Il buio e il dolore lo avvolsero nella loro tenebra.
lunedì 4 giugno 2007
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2 commenti:
La storia sta venendo bene....e poi con il post a rotazione sarà tutto ingestibile!!!
Cmq vi odio e questo è l'ultima storia fantsy che scrivo con voi!!!!
io non so cosa sia una rotazione e cosa voglia dire il termine "scrivo". grazie.
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